Il malocchio

Credenze, riti e protezioni nel cuore del sapere popolare

Nel silenzio delle case antiche, tra le mura spesse che custodivano il calore della famiglia e il freddo della paura, viveva una delle credenze più radicate e diffuse del mondo contadino e marinaro: il malocchio.

Non era soltanto superstizione. Era un modo per spiegare l’inspiegabile, per dare un nome alla sfortuna improvvisa, al malessere senza causa, al raccolto andato a male, alla mucca che smetteva di dare latte, al bambino che si ammalava “senza motivo”.

Il malocchio — chiamato anche ‘u maluocchiu in molte parlate locali — era ritenuto una forma di energia negativa, trasmessa involontariamente (o meno) da chi provava invidia, gelosia o rancore, persino con uno sguardo. Bastava “guardare troppo” un neonato, un raccolto rigoglioso, una barca appena restaurata, e quell’energia poteva “attaccarsi” e trasformarsi in malocchio, portando guai.

I segni del malocchio

I sintomi del malocchio erano tanto vaghi quanto convincenti:

  • mal di testa improvvisi

  • debolezza

  • insonnia

  • nervosismo

  • apatia

  • oggetti che si rompevano senza motivo

  • animali che si agitavano senza spiegazione

Nel mondo popolare, non si cercava il perché: si cercava il rimedio.

Il progetto

“T-Alento: l’arte della natura”

è il nome del programma di riqualificazione di Casal Velino che prevede la nascita di un Museo, un Itinerario etnoantropologico e una galleria d’arte diffusa, finanziato nell’ambito del Programma di Azione e Coesione complementare al PON Cultura Sviluppo (FESR) 2014/20121 – Piano Operativo Cultura e Turismo (FSC) 2014/2021 – Avviso Pubblico relativo alla selezione di interventi finalizzati alla riqualificazione e valorizzazione turistico-culturale dei comuni delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia.