I libani o libbani

Le corde del mare nate dalle colline del Cilento

Sulle colline assolate del Cilento, in particolare tra Casalvelino, Pisciotta e Camerota, cresce spontanea un’erba antica: la spartea, conosciuta localmente anche come tonnara, usata per la lavorazione dei libani o libbani.
Il suo nome scientifico è Ampelodesmos mauritanicus, un termine che racchiude in sé, come spesso accade, tutta la sua storia. “Ampelos” in greco significa vite, e richiama il suo uso per i legacci agricoli. “Mauritanicus” indica una probabile origine magrebina, legata forse all’introduzione, da parte degli Arabi, della pesca del tonno nelle coste di Sicilia e Calabria.

Nel Cilento, come in molte altre aree del Mediterraneo, questa pianta veniva raccolta, essiccata e intrecciata a mano per creare robuste corde vegetali chiamate libàni o libbani.

Un lavoro di donne, una proto-industria del territorio

La raccolta dell’erba spartea era affidata principalmente alle donne, che la tagliavano e la trasportavano a valle in grandi fasci appoggiati sul capo aiutandosi con una spara, un fazzoletto arrotolato posto tra i capelli. Ancora oggi la spara viene utilizzata in alcuni paesini per trasportare bacinelle o fascine.
A queste donne si dava il nome di libanare, un termine che in origine potrebbe essere stato legato proprio al lavoro di raccolta e trasporto, ma che oggi evoca tutta la catena di lavorazione che portava alla creazione delle funi.

L’intreccio dei libàni rappresentava una vera e propria attività proto-industriale: un lavoro organizzato ma privo di strutture formali, basato sul lavoro domestico e artigianale, con impatti economici significativi per l’intero territorio.

I libàni venivano poi inviati via mare alla costiera napoletana, dove servivano agli allevamenti di mitili, oppure erano destinati alle tonnare, diffuse lungo tutta la costa tirrenica. Erano funi preziose, resistenti e adatte agli usi più duri e intensivi.

Il progetto

“T-Alento: l’arte della natura”

è il nome del programma di riqualificazione di Casal Velino che prevede la nascita di un Museo, un Itinerario etnoantropologico e una galleria d’arte diffusa, finanziato nell’ambito del Programma di Azione e Coesione complementare al PON Cultura Sviluppo (FESR) 2014/20121 – Piano Operativo Cultura e Turismo (FSC) 2014/2021 – Avviso Pubblico relativo alla selezione di interventi finalizzati alla riqualificazione e valorizzazione turistico-culturale dei comuni delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia.